Rinaldi: “Servono finanziamenti a fondo perduto. Da Conte meno proclami e più cose concrete”

Intervistato da TeverePost, l'eurodeputato leghista ha parlato delle trattative connesse alla gestione dell'emergenza Covid

foto: facebook

Tra gli ospiti intervenuti ieri sera nella nostra trasmissione radiofonica TeverePost su Errevutì vi è anche Antonio Maria Rinaldi, politico, docente ed economista. Classe 1955, allievo di Paolo Savona, Rinaldi dal luglio 2019 è eurodeputato con la Lega nella Circoscrizione Italia centrale.

Nel corso di un’ampia intervista con il nostro collega Antonello Antonelli, Rinaldi ha fatto il punto della situazione sulle trattative legate alla gestione dell’emergenza coronavirus, soprattutto dal punto di vista economico.

Cosa si può fare per scongiurare una catastrofe economica?

“Ho concluso poco fa una riunione da remoto con la Commissione ECON del Parlamento Europeo ed il presidente dell’Eurogruppo Mário Centeno, al quale potuto rivolgere un paio di domande. Sono deluso dalle sue risposte che ritengo molto evasive. Purtroppo ci troviamo in uno scenario molto simile a una guerra e servono risposte efficaci, ma la sensazione è che l’approccio a questa grave situazione non sia stato ancora ben focalizzato. Se è vero che la pandemia ha fatto dei danni terribili, è altrettanto chiaro che la ricostruzione post emergenza, se presa sotto gamba, può portare a conseguenze davvero funeste. Dovremo rimboccarci le maniche perché pagheremo per anni gli strascichi di questa situazione, ma fino ad oggi stiamo assistendo a soluzioni frammentarie e confuse. Se non si adottano subito dei provvedimenti concreti nei confronti delle economie dei vari paesi, Italia in primis, per noi sarà davvero difficile.”

Qual è secondo lei il problema principale degli interlocutori europei?

“Per farle capire, anche oggi (ieri ndr) è stato ribadito che le regole che ci sono già sono sufficienti. No, non sono sufficienti. A distanza di mesi stanno ancora discutendo e sappiamo già da ora che purtroppo nel prossimo Consiglio non decideranno nulla e si andrà alla prossima settimana. Continuiamo a trovarci in ginocchio quando basterebbe vedere l’approccio di altri paesi che hanno messo a disposizione ingenti risorse, anche a fondo perduto a differenza di quanto sta accadendo da noi. Facendo debiti e versando sul sistema bancario tutto l’onere della ripresa non si va lontano. Non dimentichiamoci che oggi ci troviamo in una situazione che ci è caduta addosso e che per questo motivo è stato ordinato di tirare giù la serranda anche ad attività che stavano bene. Ci vorranno mesi se non anni prima di riavvicinarsi a ciò che eravamo prima, ma qualcuno pensa che la soluzione ideale sia quella di fare altri debiti, che invece si fanno quando c’è possibilità di rientrare e di crescere.”

Un consiglio che si sente di dare al governo e all’Europa?

“All’Europa di rivedere le attuali regole e trattati che non sono tarati per un’emergenza di questo tipo. Cos’altro deve succedere per far capire a questi signori che la situazione che stiamo vivendo è fuori da ogni previsione? La Bce deve finanziare direttamente gli stati che hanno bisogno. Se l’Italia sarà in ginocchio anche gli altri ne risentiranno, non sottovalutiamo questo aspetto. Bisogna dare a fondo perduto e con criteri equi i soldi alle aziende e a tutto il reparto del commercio. Al governo dico che c’è un’enorme spada di Damocle che pende sopra la nostra testa che è quella dell’occupazione: potremmo trovarci milioni e milioni di disoccupati in più, e la tenuta sociale rischia davvero di scricchiolare, e per risolvere il problema non credo bastino 600 euro. Da Conte vorrei meno proclami, meno dirette, meno annunci e più cose concrete. Puoi riempirti la bocca di tante cose, ma il gioco regge poco. Serve più coraggio e mi auguro che giovedì sera, sebbene sia consapevole che non si troverà un accordo, non si chieda l’applicazione del Mes.”

L’intervista è disponibile anche in formato video:

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