Regionali, Mirco Meozzi: “Valtiberina sempre più marginalizzata dalla perdita dei servizi”

“Una burla gli appelli al voto utile”. L'intervista al candidato di Toscana a Sinistra: “Meglio stare tra la gente che sui social, ma il modo di fare politica è cambiato”

Mirco Meozzi

Avvocato, classe 1975, Mirco Meozzi è stato amministratore ad Anghiari dal 1996 al 2016 come consigliere comunale e assessore, e per un quinquennio è stato anche consigliere provinciale. Conclusa l’esperienza con l’amministrazione La Ferla aveva deciso di lasciare, ma dopo qualche anno eccolo candidato nella lista Toscana a Sinistra che supporto per la carica di presidente della Regione Toscana Tommaso Fattori.

Perché il ritorno alla politica?

Sono ritornato in politica perché sono stato scelto da un gruppo che ha deciso di puntare su di me nell’ambito di un progetto che mi convince e che può permettere di verificare la forza della sinistra nel territorio. A illustrarmi questo progetto sono state persone con cui ho anche rapporti non solo politici ma umani e fiduciari, e su questo progetto ho deciso di rimettermi in gioco, a servizio del gruppo e della lista di cui faccio parte.

Come sta andando la campagna elettorale, che riscontri stai avendo?

Ho partecipato ad alcune iniziative e soprattutto ai mercati settimanali nei nostri piccoli Comuni, che mi hanno rimesso in contatto con la gente e hanno mosso dentro di me quella scintilla che, anche per motivi familiari, si era un pochino affievolita. Non amo tanto stare a dialogare nei social, ho sempre amato il contatto con le persone, farmi vedere, prendermi le mie responsabilità, sentire le persone, comprenderle, starle ad ascoltare. Questo spesso e volentieri mi ha fatto avere risultati positivi alle elezioni. Si tratta di pratiche tipiche di un modo di fare politica che oggi è totalmente cambiato, quindi anch’io mi sono dovuto rinnovare. La gente mi conosce e di me si fida, questa è già una vittoria a prescindere dal voto. I riscontri anche dal punto di vista della lista sono buoni, nel senso che esiste un elettorato di sinistra che ancora crede nelle nostre politiche. Il consenso credo e spero che possa essere consistente, tale da farci oltrepassare quel minimo indispensabile, quel 5%, per poter avere ancora voce nel Consiglio regionale toscano ed esprimere le nostre idee.

Quali sono i temi della politica regionale che ritieni più importanti per il territorio?

I servizi, di cui la Regione ci ha spossessato, partendo dal 1998 con la privatizzazione del servizio idrico e passando poi ad una gestione sovraprovinciale del sistema dei rifiuti. Questa oggi vede legate delle province che sono fra di loro incollegabili perché sono realtà totalmente diverse e che nel passato avevano fatto politiche diverse sui rifiuti. Riciclare deve essere la prima parola, quindi dare gli strumenti ai comuni per differenziare il rifiuto e poi riciclarlo, creando anche aziende che possano dare occupazione. Questa dovrà essere la politica di Toscana a Sinistra se torneremo in Consiglio regionale, con la circolarità come cavallo di battaglia. La perdita di servizi marginalizza la Valtiberina e ne causa lo spopolamento, quindi le nostre piccole amministrazioni con difficoltà riescono a mandare avanti quei pochi servizi che rimangono, come le scuole. In quest’ottica la Regione dovrebbe anche investire nei trasporti e favorire la circolazione delle persone. Rendere meno oneroso per i pendolari che lavorano fuori poter raggiungere i grandi centri permette a più persone di rimanere a vivere nelle nostre realtà, mentre lo spopolamento crea dissesto idrogeologico e fa perdere anche quel patrimonio territoriale e ambientale importante anche per il turismo e di cui spesso ci vantiamo. Dobbiamo poi batterci riguardo alla diga di Montedoglio, per un ripristino che ancora stenta a partire e per avere un rappresentante nell’EAUT, perché è ingiusto che la Valtiberina toscana paghi l’acqua più salata e non abbia strutture rispetto alla Valtiberina umbra. E penso anche a una manutenzione che a monte vorrebbe dire creare degli impianti sportivi che potrebbero incentivare il turismo e l’economia del nostro territorio. E ancora la sanità, quindi la tutela dell’ospedale, in particolar modo con il potenziamento delle unità ancora presenti. Tante problematiche sono frutto dell’aziendalizzazione della Usl: soprattutto nelle nostre zone, con una popolazione molto anziana, aver fatto dei tagli sul sociale o sulla sanità significa anche mettere in discussione la vita delle persone nei nostri territori collinari e montani. In ultimo vorrei parlare di agricoltura e della monocoltura del tabacco, rispetto a cui dovremmo pensare a una trasformazione in linea con quelli che potranno essere i finanziamenti provenienti dalla Comunità europea e con lo sblocco di alcune leggi che non permettono oggi di piantare per esempio la canapa, una coltura pulita che garantirebbe un ambiente più sano.

La coalizione di centrosinistra cerca i voti degli elettori di sinistra parlando di “voto utile” contro la destra, come rispondi?

È una burla perché in ultimo la legge elettorale toscana prevede anche il voto disgiunto, ma soprattutto perché più che di voto utile credo si debba parlare di idea politica e di programma: la gente deve iniziare a guardare a chi ha un programma serio, reale, concreto e non a chi promette favole. Penso alla ripubblicizzazione dell’acqua, con il PD che in tempi non sospetti mandò i suoi elettori a fare il referendum facendogli credere che l’acqua sarebbe stata ripubblicizzata e poi insieme alla Lega, come ultima votazione in Toscana, ha deciso di abbandonare l’aula per rimandare il punto e magari avvicinarsi alle scadenze per impedire un’altra volta che salti il rinnovo con Nuove Acque. Noi diciamo basta a queste scelte, noi siamo differenti, quindi l’unico voto utile è il voto per la lista Toscana a Sinistra.

Qual è la posizione della tua lista riguardo al referendum costituzionale?

Il no di Toscana a Sinistra al referendum è fra i punti che mi hanno convinto a candidarmi. Io ho votato no anche al precedente referendum, quello proposto da Renzi, che prevedeva anch’esso il taglio dei parlamentari. Il taglio dei parlamentari per una zona marginale come la nostra è molto pericoloso. Siamo già stati colpiti da leggi incomprensibili che hanno cercato di annullare quello che era l’ente provinciale, sono state del tutto depotenziate le vecchie Comunità montane, abbiamo svuotato i Comuni dei propri servizi: perdere anche rappresentanza in Parlamento sarebbe il colpo finale. Poi dico no al referendum perché con la diminuzione del numero dei parlamentari si ottiene lo svuotamento del potere legislativo del Parlamento a vantaggio del Governo, di fatto passando da essere una Repubblica parlamentare a essere una Repubblica presidenziale, dove oltretutto i membri del Parlamento sarebbero scelti da pochi membri delle segreterie di partito. Poteva essere previsto un tetto massimo di spesa per le indennità dei parlamentari, si potevano togliere gli accessori, si potevano dimezzare le pensioni dei tanti ex parlamentari. Ma è inutile diminuire i parlamentari quando poi la spesa pubblica rimarrà sempre la stessa, perché chi rimarrà si sentirà anche legittimato ad aumentarsi lo stipendio in virtù del risparmio ottenuto se dovesse passare il sì.

Exit mobile version